I demoni nel folklore del mondo (Parte 2)
In questo articolo abbiamo iniziato il nostro viaggio nel folklore del mondo, alla ricerca delle figure demoniache nelle diverse tradizioni.
Quando si parla di demoni, viene spontaneo pensare agli esseri negativi e diabolici del mondo cristiano e occidentale. Eppure, molte altre tradizioni presentano figure assimilabili, che pur avendo dei caratteri propri, condividono con essi la capacità di portare caos, ingannare, nuocere o distruggere.
Dopo aver fatto la conoscenza dei demoni del Giappone, Medio Oriente e India, il nostro viaggio continua.
Lamie ed empuse dalla Grecia
Nella tradizione greca, alcune figure si avvicinano a una concezione demoniaca per funzione e comportamento. Le empuse, associate alla dea degli incantesimi e degli incroci Ecate, sono descritte come entità notturne, capaci di assumere forme diverse e di terrorizzare o divorare i viandanti.
Tra le forme che più comunemente assumevano c’erano quella di cagna o di vacca. Oppure potevano prendere le fattezze di bellissime donne per sedurre gli uomini prima di nutrirsi della loro carne o del loro sangue. La trasformazione però non era mai perfetta: in loro residuava sempre un dettaglio mostruoso, come una gamba di bronzo o di bue, che tradiva la loro natura.

Lamia è una figura mitologica della mitologia greca, originariamente una regina libica amata da Zeus, e che per questo andò incontro alla vendetta di Era. I figli che ebbe con il padre degli dèi vennero uccisi dalla sua consorte, e il dolore e la follia trasformarono Lamia in un mostro divoratore dei bambini altrui.
Come parte della sua vendetta, Era inoltre la privò del sonno, così che Lamia avrebbe avuto sempre davanti agli occhi le immagini dei suoi figli uccisi. Per darle sollievo, Zeus le diede la capacità di togliersi gli occhi dalle orbite e di rimetterli a posto a suo piacimento.
Nel medioevo la lamia non compare più come una figura singola, bensì come una moltitudine di entità femminili, vampiriche e seduttrici.
Upyr dal folklore slavo
L’upyr è una delle forme più antiche di vampiro nel folklore slavo. È descritto come un non-morto apertamente ostile, che ritorna tra i vivi per nutrirsi dei loro corpi o della loro forza vitale.
Questa figura trae origine nella leggenda di Taras Rieke, un cavaliere del XIV secolo che venne decapitato, e da allora torna dalla tomba per aggirarsi tra le fattorie e ucciderne gli abitanti, a cominciare dai bambini.
Alcuni miti lo descrivono come un cadavere gonfio o arrossato, segno del fatto che si nutre di sangue, con occhi luminosi simili a quelli di un lupo.
Col tempo, l’immagine dell’upyr è confluita nella figura letteraria del vampiro occidentale, popolarizzata nel XIX secolo da autori come Lord Byron e Bram Stoker, che ripresero questo termine per creare il moderno archetipo del vampiro.
Utukku dalla Mesopotamia
Gli Utukku erano spiriti o demoni della mitologia sumera, sumera e babilonesi, considerati entità dell’oltretomba capaci di influenzare il mondo dei vivi. Sono descritti come ombre scure caratterizzati da una voce assordante. Gli Utukku nascono direttamente dagli Inferi e hanno la capacità di possedere gli esseri umani.
Nei rituali esorcistici babilonesi vengono citati molte volte come entità malvagie da allontanare. Gli incantatori (ašipu) invocavano divinità come Ea e Šamaš per bandirli mediante acqua lustrale, amuleti solari e capri espiatori. Tali formule riflettono la visione mesopotamica della malattia come rottura dell’ordine cosmico da riparare con riti purificatori.
Nella mitologia accadica erano chiamati utukki ed erano sette demoni malvagi capaci di ferire o uccidere solo con lo sguardo.
Le figure raccolte in questo percorso non appartengono a un sistema unico, né possono essere sovrapposte senza perdere significato. Eppure, mostrano una ricorrenza: l’idea che esistano presenze capaci di nuocere, ingannare o distruggere, collocate ai margini del visibile.
In alcune tradizioni queste presenze sono integrate in un ordine cosmico; in altre, rappresentano una minaccia da contenere o allontanare. In ogni caso, ciascuna con le sue sfaccettature, rappresentano forme concrete con cui le diverse culture hanno dato forma e nome a ciò che percepivano come pericoloso.
Letture consigliate
- Robert Graves, I miti greci, Longanesi, 1992
- Paul Barber, Vampires, Burial, and Death, Yale University Press, 2010
- Geremy Black and Anthony Green, Gods, Demons and Symbols of Ancient Mesopotamia, University of Texas Press, 1992
