Recensione di Nel buio della mente, di Paul Tremblay
Molto spesso mi approccio alla lettura di un libro dopo averne letto la quarta di copertina, o dopo aver scorso le sue recensioni. E poi c’è Nel buio della mente, un libro che ho letto senza neanche avere una vaga idea della trama.
È stata una scelta istintiva, che mi ha portata a scoprire una storia sorprendentemente sfaccettata. E, con il senno di poi, sono contenta di aver scelto questo libro a scatola chiusa: la trama racconta più di quanto avrei voluto conoscere. Invece, approcciarmi alla lettura senza spoiler o anteprime ha permesso a ogni frase, ogni piccola scoperta, ogni inganno svelato di stupirmi, trascinandomi verso il cuore di una lettura fatta di dimensioni intrecciate e dai confini sfumati, capace fino all’ultimo di frantumare certezze.
Trama

Urla strazianti svegliano John Barrett nel cuore della notte. Quando si alza, l’occhio implacabile di una telecamera lo segue fin nella stanza di Marjorie. E, come ogni notte, John si chiede se abbia fatto bene a dare in pasto la sofferenza di sua figlia quattordicenne a un’emittente televisiva. Ma non aveva scelta. Da ormai un anno, Marjorie mostra i sintomi di un grave disturbo mentale e finora nessuna terapia si è rivelata efficace. Perciò John si è lasciato convincere da padre Wanderly che la ragazza non sia affatto malata, bensì posseduta da uno spirito demoniaco. E sempre padre Wanderly lo ha messo in contatto con un regista, interessato a documentare le varie fasi dell’esorcismo e disposto, in cambio, a pagare tutte le spese e le ingenti parcelle mediche che si erano accumulate nel corso dei mesi. Suo malgrado, John ha accettato. Forse la fede arriverà là dove la scienza ha fallito e, in ogni caso, di certo Marjorie non può peggiorare…
Sono passati quindici anni, eppure tutti ricordano molto bene l’ultimo episodio della Possessione, il controverso reality show che si era concluso con tre morti e un’unica sopravvissuta: Merry Barrett, che all’epoca aveva appena otto anni. Eppure nessuno è davvero sicuro di cosa sia realmente successo. Per alcuni, è stata solo una messa in scena. Altri pensano che il vero folle fosse John Barrett e che sia lui il colpevole della strage. Per fare luce sulla vicenda, la giornalista Rachel Neville decide di intervistare Merry Barrett. Però, più Merry va avanti nel suo racconto, più Rachel si rende conto che ricostruire quella tragedia è come inoltrarsi lungo un cammino costellato di inganni, segreti e tradimenti. Un cammino in cui a ogni passo si rischia di perdersi negli oscuri recessi della mente umana…
Recensione
C’è l’horror che cerca di spaventare, che mostra sangue e dettagli macabri per togliere il sonno. E poi c’è Nel buio della mente, che usa il soprannaturale per parlare di qualcosa di molto più reale: il trauma, la malattia mentale, e il modo in cui il dolore diventa spettacolo.
Il romanzo di Paul Tremblay utilizza l’espediente di un’intervista a Merry Barrett per tornare indietro nel tempo, a quando aveva otto anni e la sua famiglia era finita sotto gli occhi di tutti.
All’epoca, infatti, i Barrett erano diventati protagonisti di un reality show Possessione, incentrato sulla possessione demoniaca e sul successivo esorcismo della sorella maggiore di Merry, Marjorie.
Quando un’intera famiglia finisce in TV, succedono diverse cose.
Da una parte, quella famiglia espone il proprio lato più vulnerabile. Non solo i problemi della figlia maggiore – apparentemente abitata dal maligno -, ma anche altre crepe: la perdita del lavoro del padre John, i problemi nel matrimonio con Sarah, l’incapacità di confrontarsi con le aspettative della società e con il fallimento del sogno americano.
Dall’altra, gli spettatori osservano ogni dettaglio, convinti di sapere tutto ciò che c’è da sapere su quelle persone. Si costruiscono un’opinione, si arrogano il diritto di entrare nelle loro vite e di giudicarle.
Ma il cuore della vicenda resta lontano dalle telecamere.
La verità nascosta dei Barrett
La verità si annida nelle pieghe oscure e recondite della mente di ciascun membro della famiglia.
Di Marjorie, forse davvero posseduta, o forse schizofrenica.
Di John, che trova conforto nella fede, salvo poi sentirsi abbandonato dalle stesse istituzioni ecclesiastiche a cui si è rivolto.
Di Sarah, che accetta di sottoporre la figlia a un esorcismo e a una spettacolarizzazione televisiva perché si lascia convincere che non esiste altra possibilità.
E di Merry, che seppellisce il ricordo di ciò che è realmente accaduto insieme al trauma, relegandolo in un luogo della propria mente dove spera che non possa farle più male.
Ma i ricordi non rimangono sepolti per sempre.
Merry cresce e, anche se molte immagini sono confuse o ormai contaminate dalla versione costruita dalla televisione, sente che quel nodo è ancora lì, pronto a riemergere. Chiede di essere guardato, affrontato, raccontato. Solo così può iniziare una vera elaborazione del dolore.
Una protagonista alla ricerca di un senso
Merry cerca disperatamente di comprendere ciò che è successo. Divora libri e film a tema possessione, diventa una blogger esperta di horror. Pubblica sotto pseudonimo l’analisi dettagliata di tutte le puntate di Possessione, cercando di offrire ai lettori – ma soprattutto a sé stessa – una spiegazione razionale degli eventi.
Ma neppure questo basta.
E allora eccoci all’inizio della fine: Merry si siede davanti alla giornalista Rachel Neville, finalmente pronta a raccontare la sua storia. Quella autentica. Fatta di ricordi filtrati dagli occhi di una bambina di otto anni, senza giustificazioni né edulcorazioni.
Una storia che forse non porterà un’assoluzione, ma che non può più essere taciuta.
Tra possessione e malattia mentale
Come Rachel, anche il lettore segue passo passo le memorie infantili di Merry, sollevando un velo dopo l’altro per scoprire una realtà fatta di dolore, incomprensioni, manipolazione e abbandono. Scartando superstizione e soprannaturale, fino a mostrare una storia fatta di fragilità e malattia mentale, con tanti colpevoli, ma molte più vittime.
Il romanzo invita continuamente a mettere in discussione ciò che si sta leggendo.
Marjorie è davvero posseduta? Oppure le sue parole, le sue crisi, le voci che dice di sentire e gli episodi di autolesionismo sono il sintomo di una grave malattia mentale?
Paul Tremblay costruisce un’ambiguità che ha lo scopo di costringere il lettore a interrogarsi continuamente sul confine tra fede, superstizione e disagio psichico.
E mentre la narrazione procede e nuovi dettagli si aggiungono al mosaico, ogni certezza si sgretola, lasciando spazio a una desolazione sempre più profonda e totalizzante.
Lo stile di Paul Tremblay
Lo stile è scorrevole e sorprendentemente naturale.
Per gran parte del romanzo la vicenda viene raccontata attraverso gli occhi di una bambina, e Tremblay riesce a restituire con grande credibilità il suo immaginario fatto di giochi, storie e mondi fantastici, senza causare mai un effetto straniante.
Poi all’improvviso il mondo infantile si lacera, lasciando lo spazio a scene inquietanti, riconoscibili da chiunque abbia letto o mai sentito parlare di L’Esorcista o The Conjuring.
In alcuni momenti la sensazione è che tutto sia troppo, troppo per una bambina piccola come Merry, troppo persino per noi lettori comodamente seduti nella nostra poltrona.
Eppure, proprio quando sembra che si stia per varcare i confini più estremi, Tremblay cambia le carte in tavola e ricomincia a mettere in discussione ogni convinzione.
Ed è in questo continuo oscillare tra soprannaturale e realtà che Nel buio della mente trova la sua forza.
Perché leggere Nel buio della mente
Nel buio della mente è molto più di un romanzo horror sulla possessione demoniaca. È una riflessione sulla memoria, sul trauma e sul modo in cui la società trasforma il dolore in spettacolo.
Paul Tremblay utilizza gli elementi del romanzo di possessione per raccontare qualcosa di profondamente umano: la fragilità delle famiglie, il peso delle aspettative, la difficoltà di distinguere la fede dalla disperazione.
Se amate le storie ambigue, psicologiche, capaci di lasciare domande aperte anche dopo l’ultima pagina, Nel buio della mente è una lettura che continua a lavorare dentro anche molto tempo dopo aver chiuso il libro.
Scopri Nel buio della mente sul sito della Casa Editrice Nord.
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Immagine in copertina generata con Chatgpt.
