Intervista a Johnny Rook, autore de Il Giudizio della Sabbia
Oggi ho il piacere di intervistare Johnny Rook, co-fondatore dell’ex gruppo Malebolge, e autore del romanzo di nuova uscita “Il Giudizio della Sabbia”, pubblicato in self su Amazon.
Ciao Johnny e benvenuto sul mio blog!
Chi è Dario Garofalo, l’uomo che si cela dietro lo pseudonimo di Johnny Rook? E perché la scelta di questo nome d’arte?
Grazie a te Lisa, è un onore. Non amo molto parlare di me direttamente, lascio che sia altro a farlo, come ad esempio il mio libro o il mio pseudonimo. Nasce durante un episodio di National Geographic, a quel tempo ero ancora fidanzato con mia moglie e come background avevamo questo documentario che parlava dei Cara-Cara, rapaci delle Falklands che vengono chiamati anche “Johnny Rooks”. Questi animali sono particolarmente famigerati per dare filo da torcere alle troupe che girano documentari: sono molto intelligenti, riescono ad aprire zip o tappi per rubare il cibo, amano distruggere le attrezzature e vandalizzare gli accampamenti degli operatori, oltre a essere particolarmente molesti sia per la popolazione locale, sia per la fauna. Mia moglie, ascoltando la sequela di lamentele del documentarista, esclamò “Questi uccellacci sono tali e quali a te”, e da allora mi chiamo anche io Johnny Rook.

Vuoi raccontarci “Il Giudizio della Sabbia” in pillole?
È un dark fantasy. L’ambientazione è distopica, ma non intesa nel senso orwelliano o simili, ma faucaultiano. Ci sono le classiche razze fantasy, si parla di amore, amicizia, dolore e odio. C’è abbastanza azione e mi concentro prevalentemente sugli scontri a mani nude. Il tono è serio, complessivamente la storia la definirei drammatica.
Prima di essere uno scrittore, sei un lettore, e anche molto attento. Quali sono i romanzi che più ti hanno formato e influenzato come autore?
Eh, è un macello, non mi hanno influenzato solo i romanzi ma anche i saggi, provo a fare ordine: McCarthy e Buzzati, come stile e impatto emotivo. Tolkien lo cito d’ufficio anche se l’ho straletto pure in inglese, perché alla fine ha influenzato IL fantasy, quindi se scrivi fantasy, deterministicamente sei stato influenzato da lui anche se non l’hai letto. Cook con la sua compagnia nera, ha un posto speciale nel mio cuore. Ci metto pure il contemporaneo Buhelman con “tra due fuochi”, secondo me il suo romanzo migliore. The builders, Daniel Polanski. Dan Abnett (vari), Emanuele Kraushaar con la società degli uomini barbagianni, altri pilastri come Moorcock o Howard. Filosoficamente Thomas Ligotti coi suoi saggi e i suoi racconti (l’unico scrittore horror di cui i saggi fanno più paura dei romanzi). David Foster Wallace, Camus, Cioran (anche come mood). Thomas Mann per certi aspetti. Proust, Joyce, Hesse, Musil, Zweig, Woolf, Kierkegaard. Per studiare l’impostazione simbolica degli elementi, mi ispiro da Frazer a Guenon. Leggo anche molti saggi, in genere faccio 2 romanzi 1 o 2 saggi, poi riprendo con altri 2 romanzi e così via. Vado a periodi ma in genere sono molti quelli scientifici, ad esempio Laszlo Mero, Steven Pinker, Duncan Watts, Thomas Schelling, Thaler… Mi fermo perché non la finisco più, anzi, ti lancio una chicca che nessuno che mi conosce (tranne Riccardo, l’autore di Teofania) si aspetterebbe: Mishima, Kawabata, Dazai, Tanizaki, Yoshimoto, insomma i romanzi d’amore scritti da giapponesi e ambientati in Giappone che hanno il tono di questi autori. Ecco, adesso seppellitemi pure!

Come è nata l’idea di scrivere “Il Giudizio della Sabbia”? Raccontaci qualcosa sulla sua genesi.
Dopo aver tentato di finire vari libri (bocciati tutti), studiato le tecniche narrative, ho deciso di puntare a un esordio semplice: fantasy riconoscibile, tono introspettivo, prosa scorrevole ma ricercata il giusto, un solo pov. Quindi ho fatto incrociare la necessità di scrivere qualcosa che mi coinvolga in prima persona con l’appetibilità per il pubblico. Altra curiosità: La copertina l’ha fatta John McCrea, un disegnatore Marvel e Dc, è lo storico collaboratore di Garth Ennis con il quale ha fatto “Hitman” negli anni 90, il mio fumetto preferito, il mio nome insieme al suo (al posto di Ennis, prrrrrr) è stato la realizzazione di un sogno adolescenziale.
Come sa bene ogni autore che si affaccia alla pubblicazione, non è facile destreggiarsi nel panorama editoriale italiano. Specialmente se si scrive un genere di nicchia come il dark fantasy. Come sei arrivato alla decisione di autopubblicarti? L’esperienza è stata come ti aspettavi?
Dico subito che è stato più difficile di quanto mi aspettassi, non solo la stesura ma proprio la parte materiale dell’impaginazione e la copertina. Raga, massimo rispetto per le CE che fanno un lavorone che non conoscevo, ho toccato con mano e ho imparato. Sono anche fortunato però, i membri dell’ex gruppo sono tutti autori e tutti con esperienza editoriale: dall’editing, al beta, ai consigli tecnici. Senza di loro il libro sarebbe stato da buttare. Ho deciso di impelagarmi in questa avventura del self a fini didattici, voglio capire i miei limiti e ora so che posso scrivere un testo fino a un ottimo livello (per lo step successivo ci vuole sempre l’editor esterno, poco da fare), e occuparmi del libro sotto l’aspetto tecnico. Sul marketing invece stendo un velo pietoso, non riuscirei a vendere acqua nel deserto.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Attualmente sto scrivendo uno storico ambientato nell’Italia medievale, sono ancora al 40% della prima stesura, quindi non mi sbottono. Voglio però precisare che per questo secondo progetto mi metterò alla seria ricerca di un editore, con l’esperienza fatta col mio esordio, non solo potrò mostrare alle persone come scrivo, ma anche (spero) comunicare a un eventuale editore di essere in grado di cooperare con editors, correttori, illustratori, commercialisti ecc ecc
E in ultimo, prima di salutarci. A chi consiglieresti Il Giudizio della Sabbia?
Agli amanti del dark fantasy puro e semplice. Un amico lo ha anche definito Grimdark, non so se rientro nella definizione della Games Workshop, ma di certo non è un libro delicato. I temi portanti sono la violenza e il dolore, il tono è drammatico. Non amo scherzare e nemmeno alleggerire. I miei personaggi combattono il più delle volte a mani nude perché è uno dei tipi di violenza che conosco meglio, e quindi spero che questo libro possa essere anche un pugno nello stomaco.
Grazie per questa chiacchierata!
A te e chi ci leggerà.
Il Giudizio della Sabbia, di Johnny Rook è disponibile su Amazon.
Se vuoi scoprire altri libri dark, segui il mio blog.
