Recensione di In un battito di ciglia, di Amelia Zalfino
Ho saputo della novella di Amelia Zalfino dai social: dai suoi post trasparivano una grande emotività e una cura particolare per ogni dettaglio. Non mi sono quindi lasciata sfuggire la possibilità di partecipare al gruppo di lettura promosso dal collettivo Quindie che ha letto In un battito di ciglia. È stata una bella opportunità per confrontarmi con altri lettori, ma soprattutto con l’autrice della novella.
Ecco la mia recensione.

Trama
“Vivo sulla soglia dell’Oltretomba e non ho il coraggio di dirlo a nessuno. Non mi crederebbero, non potrebbero capire. Direbbero che sono pazzo, che non distinguo le allucinazioni dalla realtà.
Un solo giorno vissuto nel mio Inferno ti fa mettere in dubbio che esista davvero una distinzione tra le due cose. Il confine che separa reale e irreale è una sottile membrana che si può lacerare con un battito di ciglia.
Ma loro non lo sanno. Loro non possono neanche immaginare, figuriamoci scorgere, la dannazione che ci attende annidata nell’ombra.
Io sì, ed è colpa di quel Demone.
Lei esiste, e solo io posso vederla.
Perseguita soltanto me.“
In un battito di ciglia, Ivar sprofonda all’inferno. A guidarlo fuori dall’incubo a occhi aperti è sempre una ragazza serafica che è in netto contrasto con l’orrore che la circonda, per questo lui si convince che sia un Demone intenzionato a torturarlo. Ma qual è il motivo? E ciò che Ivar vede è reale?
In un battito di ciglia è una novella illustrata di genere horror psicologico dalle sfumature drammatiche che si prefigge di instillare il dubbio nella mente del lettore e tenerlo acceso fino alle battute finali.
Il tormento del protagonista è frutto di un disturbo psichico o di eventi paranormali?
Recensione
In un battito di ciglia è una novella horror che riesce a colpire con una forza inaspettata. Non tanto per l’esplicitezza di alcune scene, pure presenti, quanto per il modo in cui l’orrore si intreccia a qualcosa di profondamente umano: la fragilità, la perdita, e quel confine sottile che separa la realtà da ciò che crediamo di vedere.
Un protagonista fragile
Ivar è un ragazzo come tanti: intrappolato in un lavoro che detesta, uscito (male) da una relazione in cui si era adagiato per anni. È nervoso, ansioso, insicuro. Un personaggio diverso dai protagonisti, spesso carismatici o tormentati, che si incontrano di solito. La sua peculiarità è proprio questa: è profondamente umano, e con i suoi limiti finisce per risultare molto più vicino.
Il quotidiano che si lacera
A differenza di tutti gli altri, Ivar è vittima di visioni improvvise e terrificanti, che irrompono nella sua mente senza preavviso. In queste visioni, un demone dall’aspetto minuto e quasi delicato lo trascina in scenari infernali, mentre il mondo intorno a lui si deforma in immagini di sangue e carne aperta.
La prima parte della novella ci fa scivolare nella vita di Ivar, in cui l’incubo di un’esistenza piatta e il trauma di vivere sprazzi di inferno si mescolano.
Per buona parte della lettura, il dubbio resta sospeso: l’orrore che Ivar vede è reale, o è solo nella sua testa? E quanta mostruosità una persona comune è capace di sopportare?
Alcune immagini colpiscono particolarmente proprio perché prendono elementi ordinari e li trasformano. Mi è rimasta impressa quella dei sedili del treno squarciati, da cui sembrano affiorare viscere: una scena emblematica del tono della prima parte del libro, in cui il quotidiano si lacera all’improvviso ed oggetti familiari vengono distorti in qualcosa di aberrante e mostruoso.
La trasformazione
A metà lettura, In un battito di ciglia cambia. Cambiano le atmosfere, il tono e, in parte, anche il genere.
A una prima parte più marcatamente horror si affianca una componente quasi romantica, che emerge in modo molto naturale. È una commistione di generi non così comune nella narrativa di genere nostrana, ma qui funziona bene.
Fin dalle prime pagine, infatti, la novella si presenta, anche grazie allo stile dell’autrice e all’uso della prima persona, come un’opera fortemente emotiva, in cui la sfera interiore del protagonista la fa da padrone. Ed è in quella sfera emotiva che trovano casa, con uguale naturalezza, il terrore e l’amore, l’egoismo e la cura, il bisogno di salvare e di essere salvati.
Qui, inoltre, si svela uno dei temi della novella, nonché il significato del suo titolo: tutto può cambiare in un istante, e la vita ha la fugacità di un battito di ciglia.
Perché leggere In un battito di ciglia
In un battito di ciglia è per chi ama l’horror psicologico, che sa dare vita anche a scene gore. Lo consiglio specialmente a chi ha voglia di letture sperimentali, che mescolano l’orrore alla componente romantica, scavando a fondo nei personaggi.
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Immagine in copertina generata con Chatgpt.
