Solstizio d’estate: l’oscurità nel cuore della luce
Quando pensiamo all’estate e al suo picco massimo, il solstizio, ci viene in mente il trionfo della luce. Il giorno è alla sua massima lunghezza, il grano è maturo, il sole scalda la pelle, la natura si esprime nella sua pienezza di colori e odori.
Eppure, sotto la sua patina dorata, il solstizio d’estate nasconde un’anima oscura.
Lo sa bene chi lavora la terra, che subito dopo questo momento dell’anno si prepara a una contrazione delle ore di luce. Lo sanno bene le popolazioni europee, che da secoli vivono questa notte come un momento di soglia, in cui presenze anche oscure e malvagie si affacciano sul mondo materiale.
E, in qualche modo, lo percepisce anche chi oggi celebra Summerween, la tradizione pop che riporta in estate le atmosfere da brivido del 31 ottobre.
Nonostante l’apparente contrasto, il solstizio d’estate è molto più simile a Samhain di quanto possa sembrare. Si tratta di due celebrazioni che occupano una posizione strutturale identica nel calendario, punti di svolta in cui l’anno si rovescia su se stesso.
Sia Samhain che il Solstizio d’Estate incarnano quella nozione di soglia, elaborata da Arnold van Gennep nei suoi studi sui riti di passaggio e ripresa da Victor Turner nella sua analisi della liminalità. Un tempo “fuori dal tempo”, in cui ambiti normalmente separati (umano e non umano, vivo e morto, visibile e invisibile) si fanno permeabili.
Il solstizio d’estate, insomma, non ha bisogno di essere reinventato come soglia oscura: lo è già, nelle tradizioni che lo hanno attraversato per secoli. Vediamo come, regione per regione.
Area nordica: falò, streghe e troll allo scoperto
Nei paesi scandinavi, durante la notte di mezza estate, si accendono grandi falò. In Danimarca, durante il Sankt Hans Aften (la vigilia di San Giovanni, 23 giugno), è diffusa l’usanza di bruciare un fantoccio raffigurante una strega. La celebrazione cristiana si sovrappone a una credenza molto più antica per cui, durante questa notte, le forze malevole vagano libere e devono essere espulse con un gesto rituale. Proprio questa notte infatti le streghe raggiungono il Bloksbjerg, nome danese del monte Brocken, in Germania: un luogo che nell’immaginario nordeuropeo rappresentava la sede simbolica dei sabba. Per allontanare la loro minaccia, tradizionalmente i Danesi accendevano questi fuochi rituali. Oggi è rimasta l’abitudine di accendere dei fuochi, fare dei picnic insieme e cantare la canzone tradizionale “Vi Elsker Vort Land” (“Noi amiamo il nostro Paese”).
Anche in Svezia, dove il midsommar è oggi associato soprattutto a immagini bucoliche di corone di fiori e danze attorno al palo maggio, il folklore tradizionale racconta una notte ben più ambigua.
Nelle credenze popolari svedesi, questa era la notte in cui i troll uscivano a danzare, le sirene si mostravano sulle rive, gli animali domestici acquisivano temporaneamente la capacità di parlare e gli incantesimi diventavano più efficaci.
Area celtica: le fate tra benevolenza e vendetta
In Irlanda, la Oíche Fhéile Eóin, la vigilia di San Giovanni, è storicamente una notte di grandi falò collinari, attorno ai quali si faceva passare il bestiame per proteggerlo da malattie e dal malocchio. Ma questa è anche la notte in cui le fate sono particolarmente attive e pericolose per chi si trova a disturbarle.
A Dublino si racconta di un uomo, Paddy O’Hara, che in una notte di mezza estate si sarebbe imbattuto in un cerchio di fate che danzavano nell’erba, interrompendone la danza. La mattina dopo sarebbe stato trovato semincosciente, vittima delle fate stesse, vendicatesi per essere state disturbate.
Ma le fate sanno essere anche benevole, come attestano i riti propiziatori dedicati a Áine, divinità (o regina delle fate, secondo le fonti) associata alla collina di Cnoc Áine, nella contea di Limerick. Proprio nella notte di San Giovanni, gli abitanti della zona davano fuoco a dei fasci di paglia, per correre con le torce accese per i campi e tra il bestiame: un gesto che è insieme omaggio e richiesta di protezione, rivolto a una figura a cavallo tra il mondo umano e quello fatato, particolarmente attiva durante la notte in cui la soglia tra i mondi si assottiglia.
Area mediterranea: il sabba e le meigas
Ho già raccontato su questo blog le celebrazioni legate alla notte di San Giovanni che avvengono in Italia e in Spagna, in particolare a Saragozza, dove le ho vissute in prima persona. L’approfondimento lo trovi qui.
Ora ci soffermiamo invece sulla storia del noce di Benevento.
Secondo una tradizione diffusa soprattutto nel Mezzogiorno, proprio in questa notte le janare (le streghe della zona campana) si riunivano in sabba attorno a un noce leggendario, situato nei pressi di Benevento. L’immagine del sabba sotto il noce è stata raccolta in modo sistematico solo nel Seicento, da Pietro Piperno, autore del De nuce maga, ma affonda in materiali molto più antichi: la formula con cui le streghe avrebbero dichiarato la propria intenzione di volare al noce (“Unguento, unguento, mandame alla noce de Benevento, supra acqua et supra vento, et supra ad omne maltempo”) compare già negli atti del processo a Matteuccia da Todi, condannata e bruciata nel 1428.
Un’eco simile si ritrova in Galizia, dove la Noite de Meigas (la notte delle streghe) prevede ancora oggi il grido rituale “meigas fora!” (“Le streghe fuori!”) mentre si salta i falò, e la preparazione della queimada, un distillato accompagnato dalla recitazione di una formula detta Conxuro da Queimada che esorcizza le presenze malevole.
Anche qui, il fuoco è simbolo di luce e purificazione, strumento attivo contro le forze oscure che si muovono in questa notte.
Summerween: l’Halloween di mezza estate
Negli ultimi anni si è diffuso il cosiddetto Summerween: un fenomeno della cultura pop che porta le atmosfere di Halloween in piena estate. L’espressione nasce da un episodio della serie animata Gravity Falls del 2012, in cui gli abitanti della città festeggiano Halloween fuori stagione.
Grazie ai social, Summerween è diventato un trend, che vede gli account dedicati ai libri (argomento che qui più ci interessa) consigliare letture da brivido da leggere in estate, nonostante l’apparente contrasto di atmosfere.
Ma, per come esplorato in questo articolo, l’oscurità e l’estate sono tutt’altro che incompatibili.
Questa moda, che oggi viene presentata come una trovata ironica, una sorta di “Halloween fuori posto”, ricalca più o meno inconsapevolmente una logica che il folklore europeo conosceva benissimo: l’idea che la notte più luminosa dell’anno non sia affatto immune dall’oscurità e dal soprannaturale inquietante, ma ne sia, al contrario, uno dei varchi privilegiati.
I falò che scacciano le streghe, le fate che attendono nei cerchi d’erba, i sabba sotto il noce e i Conxuro da Queimada contro gli spiriti maligni raccontano tutti la stessa cosa: che la mezza estate non chiude la porta al buio ma, anzi, per qualche ora la lascia aperta.
Letture consigliate
- Ronald Hutton, The Stations of the Sun: A History of the Ritual Year in Britain, Oxford University Press, 1996
- Arnold van Gennep, I riti di passaggio, Bollati Boringhieri, 2012
- Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Adelphi, 2017
- Ernesto De Martino, Sud e magia, Einaudi, 2024
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