Intervista a Salvatore Intrieri, membro del collettivo “U Ddirroccu”
Oggi ho il piacere di intervistare Salvatore Intrieri, membro del collettivo “U Ddirroccu”, con sede in San Pietro in Guarano, dedito a far rivivere ogni anno una delle più antiche e sentite tradizioni del paese.
Ma io non anticipo nulla: sarà Salvatore a raccontarci tutti i dettagli. Perciò bando alle ciance e iniziamo subito.dark.

Ciao Salvatore e benvenuto sul mio blog.
Che cos’è U Ddirroccu, e che cosa succede a San Pietro in Guarano il 16 agosto?
U Ddirroccu è un’antichissima tradizione/rito popolare di San Pietro in Guarano, probabilmente di origine medievale, che consiste nella costruzione di grandi fantocci di cartapesta, alti anche oltre tre metri, animati da una persona al loro interno. Ogni anno, il 16 agosto, in occasione della festa di San Rocco, questi fantocci sfilano per le vie del paese accompagnati dal suono dei tamburi e della banda del posto, coinvolgendo l’intera comunità. Al termine della sfilata vengono bruciati in un rogo simbolico che rappresenta, secondo le diverse interpretazioni tramandate nel tempo, la sconfitta del male, la purificazione della comunità e un momento di satira popolare e partecipazione collettiva. Ancora oggi questa tradizione costituisce uno dei principali simboli dell’identità culturale di San Pietro in Guarano.
Come nasce il vostro collettivo e quali sono i suoi obiettivi?
Il collettivo “U Ddirroccu” è nato proprio per ripristinare il vero significato della tradizione, che si era un po’ perso nel tempo, seppur non si è mai fermata se non nel periodo del Covid. L’obiettivo del collettivo ’U Ddirroccu” sono i valori moderni della tradizione: i più importanti studi sul capitale sociale dimostrano che la tradizione può essere volano di sviluppo se valorizza “tradizioni” che si sposano bene con la modernità. In questo senso, il nostro gruppo, si prefigge di ridare linfa al senso più profondo della tradizione de U Ddirroccu, lavorando a far emergere i significati catartici dell’immolazione del pupazzo come liberazione dalle sopraffazioni dei potenti e come scongiura dei mali collettivi, oltre ad includere molti giovani, fulcro del collettivo, per portare avanti una tradizione in maniera prettamente autentica. Un unico momento annuale di festa e di satira per il popolo che ricompone lo specchio rotto dell’emigrazione.

Secondo te, perché la tradizione del Dirroccu è così sentita a San Pietro?
Per San Pietro, U Ddirroccu ha sempre rappresentato un marchio, è qualcosa che ci identifica. I paesi, purtroppo ormai in grave declino, dovrebbero ripartire da quello che hanno, non devono inventarsi nulla, perché noi abbiamo tanto. Noi giovani crediamo fortemente che San Pietro sia il paese de U Ddirroccu, bisogna puntare molto su questa tradizione, perché è un’unicità, è ciò che abbiamo. La nostra unione deriva dalla forza che i nostri avi hanno dato a questo evento. Pensando alla loro tenacia nel non farlo morire, noi riusciamo ad innovarlo sempre di più, essendo al corrente del fatto che rappresenta il nostro tesoro.

Si può pensare che certe tradizioni facciano parte del passato, e che ora siano quasi anacronistiche. Perché per il vostro collettivo è invece importante mantenerne la memoria viva?
Le tradizioni hanno senso solo se continuano a parlare al presente. Per noi mantenere viva la memoria de “U Ddirroccu” non significa guardare con nostalgia al passato, ma custodire un patrimonio culturale che ancora oggi può trasmettere valori importanti come il senso di appartenenza, la partecipazione e la coesione sociale. Crediamo che una tradizione non sia anacronistica se riesce a coinvolgere le nuove generazioni e farli riflettere sulla realtà contemporanea, rafforzando il legame tra le persone e il proprio territorio, poi come ho già detto noi aggiungiamo sempre qualcosa di innovativo ogni anno, quindi alla tradizione associamo l’innovazione.
Quali sono i progetti della vostro collettivo per il prossimo futuro? Un uccellino mi ha detto che l’1 agosto succederà qualcosa a San Pietro…
A proposito di innovazione di pari passo con la tradizione, noi come collettivo cerchiamo sempre di inventarci qualcosa di nuovo, difatti è da qualche anno che organizziamo un evento di presentazione della giornata del 16 Agosto. Quest’anno, sabato 1 agosto, ci sarà un evento di presentazione de U Ddirroccu 2026, denominato “DdirRockiamu”, che in gergo vuol dire “facciamo qualcosa per il Dddirroccu”. Al convegno previsto per le ore 19:00 seguirà una serata tutta da vivere fra musica rock, buon cibo e tradizione, un modo per poter dire: “Ora sosteneteci, il paese ha bisogno di voi”.

E in ultimo, prima di salutarci. Vorresti dire qualcosa a chi ci legge?
Certo. Da protagonista del collettivo, credo che San Pietro in Guarano possa rinascere anche attraverso U Ddirroccu. Abbiamo un patrimonio unico, identitario, che merita di essere valorizzato molto di più. Far conoscere San Pietro come il paese de U Ddirroccu non è solo un’idea, ma un progetto che può rafforzare il senso di appartenenza della comunità e contribuire alla crescita del territorio. Personalmente non mi piace sentire dire che U Ddirroccu si fa perché si è sempre fatto. U Ddirroccu va portato avanti perché ci rappresenta, racconta la nostra storia e ci ricorda il lavoro e la passione di chi ci ha preceduti. Sta a noi raccogliere questa eredità, valorizzarla e trasmetterla alle nuove generazioni. Il mio invito è semplice: crediamo di più in ciò che abbiamo. Solo così potremo crescere insieme e dare a questa tradizione il valore che merita.
