Il Badalìsc della Val Camonica: il mostro che rivela i segreti del paese
Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, in un piccolo borgo della Val Camonica prende vita una tradizione sentita ancora oggi. Ad Andrista, frazione montana del comune di Cevo, in provincia di Brescia, gli abitanti rievocano ogni anno il rito della cattura del Badalìsc, una creatura mostruosa che, secondo la tradizione, vive nascosta nei boschi e osserva in silenzio la vita della comunità.
Dopo la cattura, il mostro viene condotto nel paese. E quando finalmente parla — attraverso una figura che legge il suo messaggio — rivela pettegolezzi, malefatte e piccoli scandali avvenuti durante l’anno.
Questa usanza, tramandata oralmente e di origine incerta, è oggi una delle tradizioni folkloriche più particolari dell’arco alpino.
Chi è il Badalìsc
Il Badalìsc è una figura del folklore della Val Camonica, documentata soprattutto nel borgo di Andrista.
Nella tradizione locale si presenta come una creatura mostruosa: una grande testa ricoperta di pelle animale, dotata di corna e di una bocca spalancata con quattro denti in mostra. La maschera utilizzata durante la festa può superare i due metri di altezza ed è avvolta in una coperta di lana maculata.
Nel racconto popolare, il Badalìsc vive nascosto nei boschi che circondano il paese. Durante l’anno osserva gli abitanti senza essere visto, accumulando storie, segreti e piccoli scandali della vita della comunità.
Una volta all’anno, poi, viene catturato e portato nel villaggio.
Il rito della cattura del Badalìsc
La sera del 5 gennaio, alla vigilia dell’Epifania, si svolge in queste zone la rievocazione del rito della cattura del Badalìsc.
Alcuni giovani del paese simulano la cattura della creatura nei boschi che circondano Andrista. Il Badalìsc viene quindi condotto nel villaggio legato con una corda da un Domatore, accompagnato da un corteo di altre figure mascherate.
Tra queste ci sono: i cacciatori, responsabili della cattura, gli Spazzavia, che aprono il corteo liberando la strada, la Signorina, utilizzata come esca per attirare il mostro, il Vecchio e la Vecchia, a simboleggiare probabilmente la saggezza e la memoria storica del paese, alcuni pastori barbuti, e un gobbo che interagisce con la creatura in modo grottesco.
La tradizione locale prevede che tutti i ruoli siano interpretati da uomini, anche quelli femminili.
Il corteo così composto attraversa il paese fino al luogo della festa, dove avviene il momento più atteso del rito.

Il discorso del Badalìsc
Il culmine della celebrazione è la lettura del cosiddetto discorso del Badalìsc, chiamato in dialetto ’ntifunada.
Poiché la creatura è muta, il discorso viene letto da un interprete. Il testo consiste in versi ironici e satirici che raccontano episodi realmente accaduti durante l’anno: piccoli scandali, rivalità, pettegolezzi o comportamenti discutibili. Le persone coinvolte non vengono mai nominate esplicitamente, ma gli abitanti del paese sono in grado di riconoscere facilmente i riferimenti.
Questa forma di satira pubblica ricorda altre tradizioni lombarde come le bosinade, componimenti popolari diffusi almeno dal XVI secolo e utilizzati per commentare in modo ironico la vita della comunità.
La liberazione del mostro
Dopo la lettura del discorso la festa prosegue con musica, danze e cibo condiviso.
In passato i giovani del paese giravano di casa in casa raccogliendo farina per preparare una grande polenta da condividere con la comunità, in un momento di convivialità collettiva.
Al termine della celebrazione il Badalìsc viene riportato nel bosco e liberato, dove resterà fino all’anno successivo.
Il ciclo rituale si chiude così come era iniziato: con la creatura che torna al suo mondo selvatico.
Il significato dietro al rito
Il Badalìsc non è un caso isolato nel panorama del folklore europeo. Numerosi rituali invernali delle Alpi prevedono la presenza di figure mostruose o selvatiche che attraversano il villaggio durante il periodo tra Natale e l’Epifania. Tra le più note, i Krampus e i Schnappviecher.
Queste figure sono accomunate da caratteristiche simili: l’aspetto animalesco, il legame con il bosco e con la dimensione selvaggia, il collegamento con i rituali stagionali dell’inverno.
I mostri rappresentano il mondo della natura e delle forze caotiche contrapposte all’ordine della comunità.
In questa prospettiva, il Badalìsc identifica l’alterità selvaggia della montagna, la cattura rituale metterebbe in scena il controllo simbolico di queste forze, e il discorso satirico avrebbe la valenza di una forma di critica sociale ritualizzata. Per un breve momento dell’anno diventa possibile dire pubblicamente ciò che normalmente resterebbe taciuto, permettendo alla comunità di sciogliere tensioni e ristabilire l’equilibrio.
Un patrimonio culturale ancora vivo
Ancora oggi la festa del Badalìsc viene celebrata ad Andrista e rappresenta uno degli esempi più vivaci di folklore alpino ancora praticato. Proprio questa tradizione ha ispirato anche iniziative culturali contemporanee, come il Premio Andrista, organizzato dalla comunità di Andrista in collaborazione con il Comune di Cevo e la Comunità Montana di Val Camonica. Il concorso è dedicato alla realizzazione di di cortometraggi, documentari e film di animazione ispirati ai mostri e alle creature leggendarie delle Alpi.
Iniziative come il Premio Andrista costituiscono un ponte tra passato e presente: tra la memoria dei riti popolari, la ricerca sul folklore e le nuove forme di espressione artistica.
È anche per questo motivo che ho scelto di raccontare questa storia. Come autrice che lavora spesso con il folk horror e come divulgatrice di folklore, credo che le tradizioni popolari non siano semplici curiosità del passato, ma patrimoni culturali vivi, capaci ancora oggi di ispirare nuove narrazioni.
Per chi fosse interessato ad approfondire il progetto o a partecipare al concorso, è possibile consultare il bando completo del Premio Andrista a questo link.
Letture consigliate
- Luca Giarelli, Carnevali e folclore delle Alpi, 2012.
- Giancorrado Barozzi, Mario Varini, Atlante Demologico Lombardo, Fondazione Civiltà Bresciana, 2001.
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