Recensione de Il Destino di una Segnaressa, di Michela Mosca
Ho conosciuto Michela Mosca leggendo Egofobia, il suo romanzo distopico/thriller psicologico, edito da Nua Edizioni. Già allora avevo apprezzato la scrittura e la capacità di scrivere una storia che sapesse prendere.
Quando ho saputo che si sarebbe cimentata in un romanzo storico a base di folklore e stregoneria tutta italica, non ho dovuto chiedere altro.
Così eccomi qui, fiera detentrice della mia copia de Il Destino di una Segnaressa.
Ed ecco la mia recensione.
Trama

Un romanzo potente ispirato a fatti realmente accaduti, una protagonista indimenticabile, un’epoca feroce e una storia che, tra folklore, magia e accuse di stregoneria, parla del passato e del presente.
Nel Polesine di fine Cinquecento, tra superstizione, miseria e inquisizione, la conoscenza può diventare una colpa.
Agnese, giovane contadina iniziata all’arte delle erbe e dei rituali protettivi, viene presto travolta da sospetti e accuse di stregoneria. Dopo essere stata processata e scagionata, si ritrova sola, senza casa né protezione. L’incontro con Stella, una meretrice che riconosce il valore delle sue capacità, le offre una nuova possibilità di sopravvivenza, ma anche nuovi rischi.
Tra fame, violenza e legami inattesi, Agnese dovrà scegliere se restare fedele al suo giuramento o usare le sue arti per difendersi in un mondo che non perdona.
Un romanzo storico intenso e ispirato a fatti reali, che racconta il lato più oscuro del Cinquecento italiano: quello delle donne accusate, dei reietti e della paura trasformata in condanna.
Recensione
Nel Polesine di fine Cinquecento, Agnese cresce in una famiglia contadina, tra i genitori che lavorano la terra e la vecchia storpia del paese, che le insegna a conoscere le erbe e i rimedi della tradizione rurale. Agnese è felice di imparare: quelle conoscenze sembrano così giuste, le permettono di aiutare gli altri. Ma non tutti la vedono allo stesso modo.
Agnese viene prima allontanata, poi sospettata di stregoneria. Rimasta senza casa e senza protezione, si ritrova a dover cercare un nuovo modo per sopravvivere.
È così che incontra Stella, una meretrice che riconosce il valore delle sue conoscenze e le offre una possibilità, ma anche nuovi rischi. Agnese scoprirà, suo malgrado, che essere sé stessa in un mondo dominato dalla miseria, dalla paura e dalla superstizione comporta un prezzo caro da pagare.
Una buona ricostruzione storica
La prima cosa che mi ha colpita de Il Destino di una Segnaressa è la ricostruzione storica.
La stessa autrice scrive, nelle note iniziali, di essersi ispirata a fatti e persone reali, come il Vescovo Canani e l’Inquisitore Valmarana.
Un romanzo ambientato nel passato rappresenta indubbiamente una sfida. Non deve soltanto raccontare una storia in un’altra epoca: deve riuscire a far percepire al lettore che quella storia non potrebbe essere accaduta in un tempo diverso.
Qui questa sensazione l’ho avuta.
La vita dei personaggi è condizionata continuamente dalla realtà in cui sono immersi. La miseria non è un elemento decorativo, ma una presenza concreta che determina ciò che possono fare, le scelte che sono costretti a compiere e persino il modo in cui guardano al futuro.
Non ci sono personaggi contemporanei travestiti da uomini e donne del Cinquecento. Le loro possibilità, le loro paure e il loro modo di interpretare ciò che accade appartengono davvero al loro mondo.
È questo, secondo me, uno degli aspetti più difficili da ottenere in un romanzo storico e uno dei motivi per cui ho trovato così credibile quello costruito da Michela Mosca.
Donne costrette a sopravvivere
La condizione delle donne, soprattutto di quelle povere e sole, è un altro dei temi che attraversano il romanzo.
Agnese, Stella e le altre si trovano in una società nella quale la vita di una donna senza la protezione di una famiglia – possibilmente danarosa – è decisamente complicata.
Il romanzo mostra le limitazioni e le minacce che le donne in miseria erano costrette a subire, senza tuttavia trasformare tutto ciò in una lezione rivolta al lettore contemporaneo.
Non ho avuto la sensazione che il passato fosse stato riscritto per renderlo più facilmente leggibile attraverso la nostra sensibilità, né che i personaggi fossero stati costruiti per dimostrare una tesi.
Le difficoltà di Agnese e degli altri personaggi femminili sono parte della sua vita e del mondo nel quale è nata.
Ed è proprio questo che le rende così concrete.
La sua storia non diventa quindi il racconto astratto della condizione femminile nel Cinquecento, ma quella di una donna precisa, con le proprie paure, le proprie conoscenze e il proprio modo di affrontare ciò che le accade.
Il folklore dentro la vita quotidiana
Un ulteriore elemento che ho amato particolarmente è il folklore.
Tradizioni contadine, erbe, rimedi popolari, rituali, storie e credenze fanno parte della quotidianità di Agnese e vengono inseriti nella narrazione senza mai dare l’impressione di essere lì soltanto per creare atmosfera.
È un folklore vissuto, che permea le il modo di vivere del Polesine.
Ho apprezzato molto anche il rapporto fra queste credenze e la fede.
Il romanzo non presenta necessariamente questi due mondi come opposti. Al contrario, nella tradizione e nella coscienza di Agnese si sovrappongono e influenzano a vicenda. Lei crede nella Madonna delle Fate, mescola preghiere e scongiuri, rimedi a base di erbe e gesti delle mani (i segni della segnaressa), esattamente come accadeva nelle tradizioni italiane più antiche, nell’idea secondo la quale il mondo invisibile non conosce confini.
È un aspetto che ho trovato particolarmente interessante proprio perché evita una lettura troppo semplice della cultura popolare del passato, ma riporta il cuore più autentico delle tradizioni del nostro Paese.
Una storia che non fa sconti
Il Destino di una Segnaressa è una di quelle letture in cui, una volta entrati nella storia, diventa difficile interrompere il viaggio. Ho letteralmente divorato questo libro, non solo per la fluidità della vicenda creata da Michela, ma anche per il suo stile capace di trasportare direttamente dentro il mondo e i pensieri della protagonista.
Quando sono arrivata alla fine, il romanzo mi ha lasciato addosso soprattutto una sensazione.
Dolore.
Ma quel dolore tinto con uno sprazzo di luce, che convince che non tutto è perduto.
Non voglio anticipare nulla, ma posso dire che il finale rende perfetta giustizia al resto del romanzo, e mi ha davvero strappato il cuore.
Perché leggere Il Destino di una Segnaressa
Il Destino di una Segnaressa è un libro per chi ama i romanzi storici nei quali la ricostruzione dell’epoca non rimane sullo sfondo, ma entra concretamente nella vita dei personaggi.
Lo consiglio a chi è interessato al folklore, alle tradizioni popolari, alla stregoneria, non come elemento fantastico, ma nella sua accezione storica.
Se cercate storie ambientate in epoche difficili e personaggi sfaccettati, è decisamente il romanzo che fa per voi.
Perché Il Destino di una Segnaressa è un romanzo che riesce a fare una cosa tutt’altro che semplice: raccontare un mondo lontano rendendolo credibile, senza cercare di renderlo diverso da quello che era.
E io l’ho trovato davvero bellissimo.
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