I demoni nel folklore del mondo (Parte 1)
Quando si parla di demoni, il riferimento più immediato è quello della tradizione cristiana: essi sono entità ostili, associate al male, alla tentazione e alla corruzione. Ma anche in molte altre culture del mondo esistono figure che possono essere descritte come demoniache: presenze invisibili o incarnate, capaci di nuocere, ingannare o distruggere. Non sempre coincidono con l’idea occidentale di demone, ma condividono alcuni tratti fondamentali: l’ostilità verso l’essere umano, il legame con il disordine, la capacità di agire su corpo e mente.
Vediamone alcune.
Oni e yōkai dal Giappone
Nel folklore giapponese, gli oni sono tra le figure più vicine a ciò che in altre tradizioni verrebbe definito demone. Sono rappresentati come esseri antropomorfi, simili a orchi o troll. Spesso sono dotati di corna, forza sovrumana e natura violenta; la loro pelle è generalmente di colore rosso, blu, nero, rosa o verde. I miti li descrivono come abitatori di montagne, mondi sotterranei, territori remoti.
Nelle prime leggende, gli oni erano considerati creature benevole, che tenevano lontani gli spiriti maligni, ma con l’avvento del Buddhismo iniziarono a essere considerati creature malvagie e associati a punizione, devastazione e cannibalismo.
Accanto agli oni esiste la vasta categoria degli yōkai, che include entità molto diverse tra loro: spiriti, mostri, creature di altro genere. Non tutti sono ostili, ma alcuni di loro sono creature predatrici, ingannatrici o apertamente distruttive.
Alcuni yōkai derivano da animali (come la volpe kitsune o il cane procione tanuki), altri da oggetti antichi che prendono vita: gli tsukumogami. Altri ancora incarnano elementi naturali, ad esempio il kappa e la Yuki-onna (ho approfondito queste figure in questo articolo).

Gli oni e gli yōkai sono ancora molto vivi nella cultura giapponese: durante la festa del Setsubun primaverile, che si tiene il 2 febbraio, le persone scagliano dei fagioli addosso a qualcuno con indosso una maschera da oni gridando: “Oni wa soto! Fuku wa uchi!” (che significa: “Fuori i demoni! Dentro la buona sorte!”).
Nel mese di ottobre invece si tiene il Hyakki Yagyo, la parata dei cento yōkai. La più famosa è quella di Kyoto. La manifestazione affonda le radici in un’antica leggenda secondo cui ogni anno, durante le notti d’estate, gli yōkai prendono d’assalto le strade. Chi dovesse incontrare questa sinistra processione muore, a meno che non sia protettoda un sutra.
Un’altra iniziativa che tiene vive le figure di oni e yōkai è la Hyakudan Kaidan, una mostra annuale allestita dall’Hotel Gajoen di Tokyo che unisce folklore e artigianato locale, e che ho avuto il piacere di visitare.
La mostra è uno spaccato magico nella vita del Giappone: mostra come le antiche leggende siano ancora vive nella cultura locale, e ne esplora con poesia e delicatezza la radice. Infatti, l’Hotel Gajoen accoglie con un cartello che, tradotto, recita:
Sin dai tempi antichi, le persone che erano grandi, forti, spaventose, o avevano un aspetto diverso dagli altri sono state chiamate Oni.
Questo è un mondo popolato da esseri diversi che si sono allontanati dalla realtà quotidiana.
Il riferimento, trasformato in un tanto attuale quanto splendido messaggio di inclusione, è a una teoria secondo cui gli Oni sarebbero una trasfigurazione degli Emishi e degli Ainu, due popoli giapponesi dall’aspetto fuori dal comune.
Jinn e ifrit dal Medio Oriente
Nella tradizione islamica, i jinn sono esseri creati da Allah da “fuoco senza fumo”, e rappresentano una categoria intermedia tra gli uomini e gli angeli. Il Corano li descrive come esseri invisibili di fuoco sottile e plasmabile: sono creature dall’aspetto mutevole e inafferrabile. I jinn sono dotati di volontà propria, capaci quindi di scegliere tra comportamento retto e deviante: le leggende parlano di alcuni jinn benevoli e protettivi, mentre altri hanno un carattere maligno.
Secondo il Corano, Iblīs – equiparabile a Satana – sarebbe un jinn che si è ribellato a Dio per essersi rifiutato di obbedire al suo ordine di prostrarsi ad Adamo.
Altri jinn apertamente malvagi sono gli ifrit, spesso descritti come potenti, violenti e difficili da controllare. Nella letteratura e nel folklore, compaiono come entità pericolose, associate a inganno, vendetta e distruzione. Sono descritti come spiriti del fuoco di eccezionale forza e bellezza.
Nel Corano, un Ifrit offre al re Salomone di trasportare il trono della regina di Saba, mostrando la sua velocità e potenza, ma anche la sua inferiorità rispetto alla sapienza divina.

Rakshasa dall’India
Nella mitologia indiana, i rakshasa sono potenti demoni mutaforma e rappresentano le forze del caos e della violenza, in opposizione al dharma e agli dei. Sono esseri dalla pelle gialla, grandi denti, cinque piedi e vetri gonfi. Tuttavia hanno la capacità di cambiare il loro aspetto e di assumere persino sembianze umane per avvicinare le vittime. Sono esseri disturbatori e malvagi, noti per rovinare cerimonie sacre, dissacrare tombe, possedere esseri umani: le loro unghie sono velenose, si nutrono di carne umana e di tutto ciò che è marcio.
Le leggende indiane narrano anche di alcuni rakshasa buoni. In particolare, nei grandi poemi epici come il Ramayana e il Mahabharata, i rakshasa vengono presentati come una razza umanoide con poteri sovrannaturali che combatté nella grande lotta tra il bene e il male, sia in una fazione che nell’altra.
Pur esistendo eccezioni nella tradizione, comunque, il tratto dominante dei rakshasa è quello di una forza ostile, dotata di intelligenza e intenzionalità.
Ancora oggi in India si celebra il Dussehra, un festival in cui si celebra il trionfo del dio Rāma sul re demone Rāvaṇa un rakshasa. Il festival cade tra i mesi di settembre e ottobre e vede l’organizzazione di grandi processioni accompagnate da musica, canti e balli. In alcuni luoghi vengono inoltre incendiate delle imponenti effigi di Rāvaṇa insieme a quelle di suo fratello Kumbhakaran e del figlio Meghnad. L’incendio delle effigi simboleggia la distruzione del male.
Altre figure demoniache del folklore del mondo verranno analizzate nella parte 2.
Letture consigliate
- Luigi Trentini, Mitologia Giapponese, 2021
- Irene Canino, Il Grande Libro degli Yokai, Mondadori Electa, 2023
- Robert Lebling and Tahir Shah, Legends of the Fire Spirits – Jinn and Genies from Arabia to Zanzibar, Counterpoint Press, 2011
- Sergio Peterlini (a cura di), Ramayana, La storia immortale di Rama, Il Punto d’Incontro Edizioni, 2025
